Al via la tredicesima edizione de Lo Spiraglio Film Festival

0
230

Si terrà a Roma, dal 13 al 16 aprile 2023, presso Scena, e la serata finale al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la tredicesima edizione de Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale. Diretto da Federico Russo per la parte scientifica e dal direttore artistico Franco Montini, la kermesse sarà costituita da una fitta serie di appuntamenti. Si va da Trieste è bella di notte di Matteo Calore, Stefano Collizzolli e Andrea Segre, documentario di inchiesta e di denuncia, un doloroso racconto intimo sulle vicende migratorie e sui respingimenti, a Svegliami a mezzanotte di Francesco Patierno, dove la protagonista si guarda a fondo dopo essere sopravvissuta ad un tentativo di suicidio.

Ancora tra i documentari di inchiesta Nei giardini della mente di Matteo Balsamo, sguardo profondo ed esaustivo sul manicomio, nelle sue più spaventose atrocità del passato e del presente. Aiuta a riflettere sul mondo prima della legge Basaglia il lungometraggio di finzione I sogni abitano gli alberi di Marco Della Fonte, mentre Io e Spotty di Cosimo Gomez ci porta, ancora con un film di finzione, nel bizzarro e difficile mondo di due giovani, alla ricerca di loro stessi. Con Percepire l’invisibile di Tino Franco entriamo nei luoghi in cui il cinema diventa strumento di cura e di riabilitazione ed infine con Peso morto di Francesco Del Grosso, finiamo in carcere, dove un uomo impara sopravvivere ad una condanna ingiusta. La giuria, formata dallo psichiatra Alessandro Coni, dal regista Alessio Cremonini, dalla regista Antonietta De Lillo, dall’assistente sociale Emanuela Lena e dal giornalista Aligi Pontani, assegnerà al miglior lungometraggio il premio “Jorge Garcia Badaracco – Fondazione Maria Elisa Mitre” mentre un premio speciale sarà assegnato da una seconda giuria, formata da 3 esperti indicati dal SAMIFO – ASL Roma 1, che selezionerà il film che meglio saprà ritrarre/esprimere/raffigurare aspetti legati alla transculturalità e alla vulnerabilità delle persone migranti.

Tra i documentari presentati, Percepire l’invisibile, di Tino Franco, progetto che parte dalla sfida raccolta dagli utenti del Dipartimento di Salute Mentale di via A. Di Giorgio della ASL Roma 1 di diventare autori di un cortometraggio fino alla sua proiezione sul grande schermo, passando per la possibilità di assistere alla sua realizzazione.

I rifugiati sono al centro del corto Giorno dopo giorno, presentato fuori concorso per lo Speciale Samifo Progetto Icare. Mentre si svolgono i laboratori al padiglione 17, e si lavora per riabilitare e formare persone con gravi traumi migratori, si ripercorrono le tappe della legislazione nazionale e internazionale sui rifugiati. Sempre fuori concorso, la proiezione del docu-film Varchi attivi, che nasce dalla interazione in Molise tra due anime dell’assistenza psichiatrica, tanto da potersi affermare che l’abituale sequenzialità della creazione dei Servizi si sia invertita. Infatti proprio il rapporto tra lo psichiatra del DSM, Angelo Malinconico, e gli operatori cosiddetti “laici” della cooperativa Nardacchione hanno determinato un movimento culturale, politico, sociale che, superando resistenze di varia natura, ha determinato l’attivazione del primo CSM della Regione.

Il programma dei cortometraggi in concorso, assai variegato per generi, è caratterizzato quest’anno da un’ampia presenza di produzioni internazionali, provenienti da cinque diversi Paesi. Fra titoli in competizione, anche la commedia nera An Irish Goodbye degli irlandesi Tom Berkeley e Ross White, fresco vincitore del Premio Oscar nell’apposita categoria, che viene proiettato per la prima volta a Roma. Eventi straordinari, ossessioni e drammi si riflettono in altri film provenienti dall’estero: è il caso di Don vs Lighting di Big Red Button, protagonista un anziano scozzese bersagliato dai fulmini, mentre Warsha di Dania Bdeir, produzione franco-libanese, racconta la paradossale ritrovata libertà di un uomo isolato sulla cima da un’altissima gru. Una Cina lontana dagli stereotipi promossi dalle locali autorità è narrata in Lili alone di Zou Jing, imperniato sulla via crucis di una giovane donna. Anche nei corti italiani atmosfere drammatiche e situazioni oniricamente surreali si intrecciano con protagonisti di ogni età. Dai bambini di Oltre di Francesco Celiento e Annamaria Lionetti, che racconta un’interessante esperienza scolastica, al figlio adulto coinvolto in un ricattatorio rapporto da una madre che distrugge il mito, molto italiano, della mamma perfetta, narrato in L’ultimo dell’anno di Fabrizio Provinciali.  Storie di famiglie, dove gli affetti prevalgono sui legami di sangue, sono narrate in Tre vite di Cristina Trio e Fabio Bobbio. Per ciò che riguarda la presenza di volti popolari da segnalare che Neri Marcorè è il protagonista de L’ultimo stop di Massimo Ivan Falsetta, film che affronta problematicamente un argomento di grande attualità: il diritto a decidere del proprio destino.

Da questa edizione sarà inoltre costituita una giuria popolare che assegnerà il Premio del Pubblico dello Spiraglio, un riconoscimento al film in concorso che abbia riscosso maggiori riconoscimenti da parte degli spettatori presenti in sala.

Il festival assegnerà, come ogni anno, durante la serata finale al MAXXI, il Premio Lo Spiraglio Fondazione Roma Solidale Onlus a un personaggio particolarmente significativo del mondo cinematografico. Il Premio di quest’anno sarà consegnato al regista Roberto Andò. La stranezza, un po’ il caso cinematografico dell’anno, racconta la genesi de Sei personaggi in cerca d’autore, legandola ai fantasmi dell’inconscio di Pirandello. Ma l’attenzione alle inquietudini, ai disagi, ai sogni, alle ombre, alle malattie e alle fantasie mentali sono un tema che ricorre spesso nella produzione cinematografica, ma anche teatrale e letteraria, di Roberto Andò. Basti pensare che Leonardo Ferri, il protagonista del film Viaggio segreto è uno psicanalista, per altro tormentato da un doloroso ricordo d’infanzia e morbosamente legato alla sorella; che la vicenda de Le confessioni ruota attorno ad un suicidio; che i gemelli Oliveri di Viva la libertà sono rispettivamente un depresso in fuga dalle proprie responsabilità e un matto con un lungo passato di cure psichiatriche. L’attenzione di Andò nei confronti della psicoanalisi, confessata più volte in interventi ed interviste, non nasce solo dalla presenza a Palermo di una grande scuola collegata alla moglie di Tomasi di Lampedusa, autore su cui Andò ha lavorato a lungo, ma è naturale conseguenza delle caratteristiche del suo cinema. Si tratta, infatti, di un cinema che, spesso basandosi sull’ambivalenza della memoria, racconta una realtà ambigua, contraddittoria, elusiva, sfuggente, oscura e sotterranea che va indagata attraverso gli strumenti della psicanalisi.

Anche quest’anno le emozioni saranno le vere protagoniste.

RISPONDI

Scrivi il tuo commento
Inserisci il tuo nome