La recita di Natale; un sequel che si beve tutto d’un fiato

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Dopo la partita di Monopoli la scrittrice Claudia Cocuzza torna con un nuovo e appassionante romanzo dal titolo La recita di Natale, pubblicato da Delos Digital, ormai quasi un anno fa; ma le storie vivono di emozioni, e le emozioni, si sa, non hanno mai una data di scadenza.

La protagonista è sempre lei, Stefania Barbagallo, maresciallo della caserma di Castellace, e ancora una volta alle prese con un caso di non facile soluzione. Ma stavolta il caso è veramente spinoso; si tratta infatti del rapimento di un bambino di pochi mesi.  e qui non è in gioco soltanto il suo ruolo di maresciallo ma anche, e soprattutto, il suo ruolo di madre. Sì, perché nonostante la sua vita sia divisa tra casa e lavoro, e quest’ultimo la assorba quasi completamente, Stefania non può dimenticarsi che è soprattutto una madre, men che meno in questo caso.

In questo secondo caso, infatti, troviamo una Stefania Barbagallo cresciuta, che sa quello che vuole, nonostante vivano dentro di lei numerosi dubbi comuni ad ogni donna, che per soddisfare i diversi ruoli deve necessariamente essere multitasking. Così potrà succedere di pensare al lavoro quando è a casa, e di pensare alla famiglia quando si trova al lavoro.

Ancora una volta Claudia Cocuzza dipinge con pennellate chiare e nette la perfetta donna moderna che deve districarsi tra i diversi ruoli di madre, moglie e maresciallo senza mai dimenticarsi la base di partenza, vale a dire essere una donna con tutto quel che ciò comporta.

A dispetto del romanzo La partita di Monopoli, La recita di Natale non si presenta come un romanzo corale. C’è sempre il paese di Castellace a fare da cornice e da sfondo, ma la vicenda qui è più centrata. Il focus è tutto sulla vicenda del bambino, figlio degli Accardi, la famiglia più in vista del paese, e su Stefania Barbagallo. Anche i riflettori sull’amica Clara Martinez si sono affievoliti, che compare soltanto nell’ultima parte per la risoluzione del caso.

Il ritmo che avvolge questa seconda indagine della protagonista è molto più frenetico, quasi una lotta contro il tempo; ed è proprio il tempo il centro di tutto. Non è un romanzo da gustare, al contrario è da bere tutto d’un fiato.

Qui l’autrice risucchia il lettore sin dalle primissime pagine. Non lo aspetta e non gli spiega nulla. Lo rapisce e lo porta con sé, e l’unica chiave che gli concede per liberarsi è la risoluzione del caso, altrimenti resterà prigioniero per sempre di quelle pagine, dove la corsa contro il tempo e il suo svanire attimo dopo attimo sono l’unica certezza.

 

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