Calascibetta: La pièce Col sudore della fronte debutta in 1° nazionale al Teatro Contoli di Dio

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Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina. Terra di latitanze, di omicidi in pieno giorno, di coprifuoco non scritto. La Corleone degli anni Duemila. Qui, dal 1993 al 2012, decine di uomini sono stati ammazzati. Armi. Droga. Pizzo. Paura.  Eppure, proprio qui, nel territorio del clan dei barcellonesi – uno dei più potenti e spietati di Sicilia – qualcosa si incrina. Qualcuno dice no e trova il coraggio di denunciare. Una luce sottile che diventa una scia: una fiaccolata antimafia, i lenzuoli bianchi alle finestre, un respiro collettivo che rompe l’isolamento.

È questo l’argomento principe sui cui ruota l’argomento principe su cui è incentrata la pièce dal titolo “Col sudore della fronte. Canto del lavoro e della libertà”, la nuova produzione della Compagnia dell’Arpa, debutta giovedì 29 gennaio alle ore 20.30 al Teatro Contoli-Di Dio per la stagione teatrale “Sulla Vetta”, firmata da Rete Latitudini, e in replica domenica primo febbraio alle ore 18.00 al Teatro Trifiletti di Milazzo nel cartellone “quiNteatro” diretto da Giuseppe Pollicina.


Lo spettacolo è la testimonianza viva di chi ha vissuto l’incubo delle minacce del racket, la storia di voci che hanno scosso un’intera comunità ferita dalla mafia, un canto civile sull’importanza di mangiare con serenità il pane guadagnato col sudore della propria fronte, un atto di memoria e resistenza. Ci sono imprenditori, magistrati, giornalisti e professionisti siciliani attaccati e uccisi per aver difeso la verità e sostenuto i diritti dei lavoratori, c’è la Costituzione italiana e i canti siciliani che inneggiano alla libertà in questo monologo che parla di sangue versato e speranze ritrovate.

Il testo, scritto dalla giornalista Mariangela Vacanti dopo mesi di raccolta di testimonianze, documenti e interviste, è una cronaca teatrale asciutta e necessaria. In scena c’è Ivan Bertolami, giovane attore di Barcellona Pozzo di Gotto. Accanto a lui, le musiche originali eseguite dal vivo dal cantautore nebroideo Antonio Smiriglia, testi e melodie che non accompagnano: incidono, scavano, restano.

La regia di Filippa Ilardo sceglie l’essenziale. Poche cose, ma precise: parole, simboli, ritmo. Perché quando la verità è forte non ha bisogno di orpelli. Serve solo spazio per arrivare dritta.

L’assistenza alla regia è di Elisa Di Dio, le scene sono di Claudio Castagna, i costumi di Luca Manuli, il disegno luci di Roberto Ragusa.

Queste le premesse di uno spettacolo che parla alle coscienze. Perché il mondo si può cambiare, non servono gesti plateali, serve soltanto la netta distinzione tra ciò che giusto e ciò che è sbagliato e proseguire sulla propria strada, sempre e comunque.

 

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