Molto spesso letteratura e cinema s’incontrano creando un mix di emozioni alle quali è quasi impossibile sfuggire. È questo il caso del volume dal titolo Il dio dei giorni dispari, il nuovo libro di Paolo Logli, scrittore, sceneggiatore, regista, edito da A&B.
Un’opera che si caratterizza per essere un mosaico di racconti che attraversa amori fragili, memorie urbane e vite di confine.
Una raccolta che porta il lettore in un percorso dove malinconia e ironia, realismo e poesia si intrecciano indissolubilmente. Dai ricordi d’infanzia che riaffiorano in Cicuzza alla crudezza tenera di La cosa che cammina nel corridoio, dall’assurdo esistenziale de I paperi infelici al viaggio tra memoria e mito sulle tracce di Jim Morrison, Logli compone quadri di vita in cui la quotidianità si apre a domande universali.
Il filo conduttore è la ricerca della bellezza nascosta: nei margini, nelle crepe del vivere, nelle assenze. Con una scrittura diretta, a tratti lirica, Logli mostra come la letteratura possa trasformare la fragilità in forza, e il disincanto in resistenza.
Ancora una volta in questo libro appare nitida la cifra di Logli, capace di dare nelle sue opere letterarie e cinematografiche voce non soltanto ai sentimenti ma anche a chi una voce non c’è l’ha più.
È dunque un libro da vivere e da sentire. Un’opera che farà sentire al lettore la voglia di riscoprirsi, di leggersi dentro e non soltanto di vedere il suo riflesso allo specchio. Un’opera che non è soltanto un libro da leggere ma anche e soprattutto una guida per la vita.





























