“Acque calme non hanno mai fatto buoni marinai”. Inizia con questo antico detto marinaro la traversata a bordo della nave Il talento di essere tutti e nessuno, capitanata dal comandante Luca Ward.
Un viaggio che è iniziato da molto lontano risalendo alle origini della sua famiglia, così come vuole ogni buona storia. E da lì è proseguito seguendo le correnti alterne della vita. Eventi che a volte lo hanno sballottato facendogli prendere strade non sue, ma che comunque hanno contribuito a farlo arrivare a destinazione. È così, tappa dopo tappa, che la vita si compie, e ogni scelta che si fa è un passo in più verso quello che sarà il tuo destino.

Ma la nave di Luca Ward non è soltanto una cabina piena di ricordi; è soprattutto un luogo di incontri, un luogo di esperienze, così, dopo aver parlato dei suoi esordi è arrivato il momento in cui ha coinvolto il pubblico per fargli provare l’ebbrezza di cosa significhi e quale sia la difficoltà di un doppiaggio cinematografico. Crolla così la quarta parete, quell’ingombrante muro frapposto in ogni spettacolo tra attore e spettatore. Un momento ludico e pieno di leggerezza, che richiamando alla mente il Viaggio dell’eroe di Vogler, ci suggerisce la fine del viaggio.
La nave de Il talento di essere tutti e nessuno, guidata dal comandante Luca Ward, ha attraccato nel porto del Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto, portando a terra passeggeri felici e allo stesso tempo nostalgici per un viaggio appena concluso, che fa già parte del libro dei ricordi.

Sì, perché ogni spettacolo è in fondo un viaggio, a bordo di quale mezzo lo decide lo spettatore, ma il viaggio ha sempre delle incognite e nel caso di uno spettacolo sono le emozioni che si provano lungo il tragitto. E il palcoscenico di un teatro è semplicemente il luogo in cui le emozioni diventano protagoniste.






























