Sbarca da oggi nei cinema italiani il film Vieni come sei

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Esce oggi nelle sale cinematografiche il film dal titolo Vieni come sei. Diretto da Richard Wong e interpretato da Grant Rosenmeyer, Gabourey Sidibe, Ravi Patel e Hayden Szeto è una storia di libertà, complicità e amicizia. Un film che affronta in modo brillante, divertente e con umorismo un tema sociale di stretta attualità: le difficoltà che i disabili devono affrontare per vivere la propria sessualità.  Tratto dalla storia vera di Asta Philpot, affetto da forti disabilità motorie e costretto su una sedia a rotelle, il film  racconta il viaggio di tre amici ispirati dal desiderio.

L’amicizia tra i protagonisti porterà il desiderio di libertà dai vincoli della società, e del proprio corpo, verso la realizzazione di un sogno: la perdita della verginità. La storia ripercorre l’avventura di tre ragazzi con disabilità che amano la bella vita, i locali e le belle donne, ma sono ancora vergini. Decidono così di scappare dalle proprie famiglie iper-protettive per raggiungere un luogo di piacere specializzato in persone con disabilità. Uno di loro è non vedente, uno bloccato sulla sedia a rotelle, come l’ultimo, anche paraplegico. Ma, tra mille peripezie, e anche grazie al prezioso aiuto di un’autista speciale che li accompagna, riusciranno in una grande impresa.

Queste le premesse di un film che finalmente punta i riflettori sui reali problemi di chi è affetto da disabilità. Spesso quando si parla dei diversamente abili il primo pensiero è l’abbattimento delle barriere architettoniche, come se questo fosse l’unico problema con cui devono confrontarsi ogni giorno. Ma dietro la disabilità c’è di più, molto di più. C’è un uomo, una donna, un/una ragazzo/a con un cuore e un corpo. Sono persone con i propri diritti, che ogni giorno devono fare i conti con la ricerca di un lavoro, il bisogno di crearsi una propria indipendenza e non ultimo il bisogno di essere amati o anche solo dare sfogo alla propria sessualità.   E se dei primi due punti di tanto se ne parla, la sfera sessuale è da sempre un tabù, come il soggetto disabile fosse soltanto una specie rara da proteggere e non un essere umano con diritti pari a quelli di tutti gli altri.

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