Marcello Vandelli: Un uomo che continua a magnificare

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Si dice che la pittura sia terapeutica. Una tavola di legno o una semplicissima tela, diventano un prezioso scrigno di emozioni a lungo sopite, emozioni silenziosamente sofferte, alle quali, soltanto chi dipinge può arrivare. Marcello Vandelli lo fa  traducendo in una sorta di diario quotidiano il suo travagliato vissuto, con una profondità d’animo per molti disarmante. Tutte le sue opere sono ragionate, nulla è lasciato al caso, perché è manifesta la volontà di argomentare, sposando quel silenzio così esasperatamente magico che con un pennello in mano, lungi dal turbarlo lo rasserena. E ieri è stato Vittorio Sgarbi ad aprire la sua ennesima mostra, Entropico, svoltasi a Palazzo Velli.

In sala con Vandelli la madre ottantacinquenne Elda, il figlio Alessandro, le due figlie Eleonora e Federica, la famiglia al gran completo, perché quando in gioco ci sono le emozioni, e dipingere è trasmettere emozione, la forza avrà sempre e solo un’unica fonte. Vittorio Sgarbi apre alle diciassette ed un quarto e come sempre, non appena prende la parola, in sala è magia. “Marcello Vandelli racconta la sua vita su un diario quotidiano, che dirompe in immagini dove è incomprensibile capire chi è il modello che lui ha seguito. Chi lo associa a Schifano sbaglia, poiché la sua arte scardina, proponendo di volta in volta stili diversi ma che mantengono una sola forma. Le opere di Marcello Vandelli sono provocatorie ma lui non è un sovversivo ma non è neanche un accademico. E’ un uomo che non si risparmia e che si autodefinisce” affermerà Sgarbi.

Poi si passa alla visione delle opere, che il professore ripercorre una ad una, con Vandelli che lo precede condividendone il significato. Un’arte quella di Marcello Vandelli che, a parer unanime dei molti presenti in sala, a lungo continuerà a magnificare, per la potenza del messaggio espressivo che ogni singolo dipinto riesce a trasmettere, con una immediatezza appartenente soltanto ai grandi del passato. Nel commentare Vandelli, Sgarbi in sala, in più di un passaggio, stupisce allontanandolo da qualsiasi modello pittorico e riconoscendogli pubblicamente la forza utile a rappresentare soltanto se stesso. E forti di questo, siamo certissimi che del modello pittorico Vandelliano, sentiremo a lungo parlare.

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