Siamo Capaci. Insieme per non dimenticare nel video/progetto di Roy Paci

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Ventotto anni fa la strage  di Capaci, in cui al fianco del giudice Giovanni Falcone  persero la vita anche la moglie Francesca Morvillo anche lei magistrato e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vi furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Un evento che ha segnato la società del tempo e quelle future, risvegliandone le coscienze per sempre. Da quel giorno ogni anno il 23 maggio viene ricordato con varie manifestazioni in tutta Italia, manifestazioni che coinvolgono anche la vita culturale.

A questo riguardo ampio risalto acquista il video/progetto  di Roy Paci dal titolo Siamo capaci, nel quale sono stati coinvolti 30 cantanti  provenienti da tutta  la Sicilia. Tra loro anche Oriana Civile, unica artista del territorio di Messina e provincia, nonché direttore artistico del Teatro Vittorio Alfieri di Naso. A lei abbiamo chiesto di parlarci di questo progetto e dell’importanza che esso ricopre.

Un progetto di quest’entità porta con sé un grande bagaglio di emozioni e stati d’animo, lei che ricordo ha di quel momento?

Partecipare a questo progetto è per me motivo di grandissimo orgoglio. Quando ho ricevuto la chiamata di Roy Paci che mi invitava a farne parte, ho avuto un moto di fortissima emozione, perché proprio a me stava chiedendo una cosa del genere e proprio per il mio impegno civile. Sono davvero onorata di far parte di questo lavoro, insieme a così tanti e grandi artisti per una causa tanto nobile.

Con quale stato d’animo ha abbracciato questo progetto?

Ho sposato questo progetto con lo spirito di poter contribuire alla diffusione di un sentimento di speranza e di resistenza per la nostra martoriata terra. Ancora, nonostante tutto, la Sicilia reagisce e sono più che convinta che l’Arte sia uno dei canali preferenziali per sensibilizzare la società civile nei confronti di certe tematiche. A volte (e di questo ne ho esperienza diretta) vale più una canzone di mille convegni. Di questi tempi, poi, in cui l’indigenza aumenta a causa della crisi dovuta al Covid-19, la mafia ha fin troppi spiragli per agire. Bisogna dare segnali forti di presenza, facendo semplicemente il proprio dovere, come diceva il Dottore Giovanni Falcone.

In che modo è cambiata la società da quel 23 maggio, secondo lei?

Dal 23 maggio di 28 anni fa, la società civile ha preso brutalmente coscienza del fenomeno mafioso; da allora di mafia si parla, e le persone oneste e perbene hanno cominciato a prenderne definitivamente le distanze. Secondo me il problema però non è la società; il problema sono le istituzioni nelle quali troppe ombre scure ancora aleggiano. Fin quando ci saranno madri senza Giustizia e Verità per i loro figli ammazzati (una per tutte, la Signora Angela Manca, madre di Attilio); finché le latitanze dei capi dureranno decenni e decenni con la complicità di Stato e servizi segreti; finché non sapremo tutta la Verità sulle stragi del ’92; finché non sapremo tutta la Verità sulla trattativa Stato-mafia; finché alcuni partiti politici continueranno a fare affari con la mafia, non potremo dirci un popolo libero! Abbiamo ancora necessità di lottare contro la mafia, perché la mafia purtroppo è ancora.

 

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