Cortile Teatro Festival: la pièce dal titolo Col sudore della fronte chiude la XV° stagione

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La quindicesima edizione di Cortile Teatro Festival, diretta da Roberto Zorn Bonaventura, volge alle battute finali. In una stagione che è stata un crescendo di emozioni, il gran finale è stato affidato allo spettacolo dal titolo “Col sudore della fronte – Canto del lavoro e della libertà”.

Sul palco del complesso monumentale “Torre degli Inglesi”, nel villaggio Torre Faro, venerdì, alle ore 20.30, l’attore Ivan Bertolami porterà in scena vicende note, tristi e pericolose, che spesso hanno turbato il territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Lo spettacolo è prodotto dalla siciliana Compagnia dell’Arpa, ed è interpretato da Ivan Bertolami. Al suo fianco ci sarà il Maestro Antonio Smiriglia che eseguirà dal vivo le sue musiche originali. La drammaturgia è di Mariangela Vacanti, la regia di Filippa Ilardo. Scene di Claudio Castagna, disegno luci di Roberto Ragusa, assistente alla regia Elisa Di Dio.

Nelle note della produzione si legge: «Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina. Terra di latitanze, di omicidi in pieno giorno, di coprifuoco non scritto. La Corleone degli anni Duemila, l’hanno chiamata. Qui, dal 1993 al 2012, decine di uomini sono stati ammazzati. Armi. Droga. Pizzo. Paura. E poi i nomi che restano, come ferite aperte: Attilio Manca, Graziella Campagna, Adolfo Parmaliana, Beppe Alfano. Storie che non si chiudono mai davvero.

«Eppure, proprio qui, nel cuore del territorio del clan dei barcellonesi – uno dei più potenti e spietati di Sicilia – qualcosa si incrina. Qualcuno dice no. Qualcuno trova il coraggio di denunciare. È una luce sottile all’inizio, quasi invisibile. Poi diventa una scia. Una fiaccolata antimafia. I lenzuoli bianchi alle finestre. Un respiro collettivo che rompe l’isolamento.

«La regia di Filippa Ilardo parte da una domanda: come si mette in scena una verità senza tradirla? La risposta è nell’essenziale. In scena non c’è finzione che protegge, ma una presenza che espone: ogni parola nasce da un’esperienza vissuta, e questo scarto tra teatro e vita genera una tensione viva, quasi scomoda».

Ancora una volta la vita corre sulle assi di un palcoscenico mettendoci di fronte alle nostre più oscure paure per conoscerle e affrontarle. Uno spettacolo che ripercorre gli anni bui  di un’epoca che viene ricordata come la più oscura della Città del Longano.

 

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