In attesa di scoprire nel dettaglio quali saranno gli spettacoli che comporranno l’ottava Stagione quiNteatro, in scena al Teatro Trifiletti di Milazzo, abbiamo intervistato il regista e attore Giuseppe Pollicina che ne cura la direzione artistica sin dal suo inizio.
Artemisia Gentileschi di Debora Caprioglio prima, il Van Gogh di Blas Roca Ray adesso; questi sono soltanto alcuni esempi di come molti attori negli ultimi tempi stiano puntando i riflettori sull’arte. Si tratta di una scelta di copione oppure il mondo teatrale e quello artistico stanno stringendo una nuova alleanza?
Il teatro “è” arte, quindi è un percorso naturale avere voglia di fondere tutto ciò che rappresenta la bellezza, come mettere una musica di sottofondo, del resto spettacoli come “Guanti bianchi” di Paolo Triestino ci hanno dimostrato in passato la bellezza e la purezza di un racconto fatto da un uomo che di mestiere spostava opere d’arte. Il teatro da sempre ha abbracciato tutte le forme d’arte. Un musical, è teatro che abbraccia la musica, come l’Opera, un manifesto, spesso, è un’opera d’arte, in questo caso delle lettere, uno scambio epistolare fra due fratelli diventa teatro. Non ci sono confini fra le forme d’arte, basta sapere cogliere le emozioni.
È noto come dietro la comicità si celi spesso una profonda tristezza ma qual è il sentimento più difficile da interpretare per un attore?
Niente è difficile da interpretare se ti attieni a quella che per me è una regola base, ovvero: “non giudicare” Un personaggio non può essere mai giudicato da chi lo interpreta, altrimenti non potremmo interpretare mai un omicida, un uomo innamorato, un cialtrone o una donna d’altri tempi con modi di pensare diversi da oggi. Per quello che mi riguarda, amo far ridere, mi diverto a far piangere ma il massimo è: riuscire a far riflettere lo spettatore quando esce dal teatro.
La stagione che andremo a vedere è molto variegata, nonostante il filo conduttore sia sempre la commedia, tratto distintivo di quiNteatro. Quali sono le tue attese?
Non è la commedia il filo conduttore, l’unico filo conduttore è la vita nei suoi diversi aspetti. So che il pubblico ama di più le commedie perché, visti i tempi che corrono, si ha voglia di leggerezza, ma negli anni, come nella stagione attuale, affrontiamo e abbiamo affrontato autori classici e testi contemporanei legati anche alla lotta alla mafia. Diciamo che le nostre stagioni sono un percorso che assomiglia alla vita, ci sono i momenti tristi e quelli divertenti, a volte canti e a volte rifletti guardando un quadro, quiNteatro è tutto questo, un’offerta che porta in scena i diversi aspetti del mondo che ci circonda. Le mie aspettative sono che il pubblico abbia voglia di essere curioso come un bambino che cresce giorno dopo giorno attraverso le esperienze che fa.
Cinema e teatro sono da sempre il tuo mondo. E allora, in qualità di regista cosa è più difficile per te, girare un film oppure mettere insieme una stagione teatrale? Quali sono le difficoltà, e come si affrontano?
La cosa più difficile è sicuramente preparare una stagione teatrale, è un puzzle difficilissimo in cui devi far combaciare mille aspetti. La ricerca degli spettacoli, il controllo del budget, le esigenze dello spettatore, l’organizzazione dell’accoglienza, ascoltare gli sponsor, dialogare con le istituzioni e tanto altro sono solo una parte. Riesci a fare tutto solo perché hai un’associazione dietro che si occupa dei vari aspetti, da soli non si va mai da nessuna parte e la componente squadra è fondamentale. Per fare un film o uno spettacolo teatrale sei tu che lavori su te stesso e in accordo col regista, le motivazioni sono diverse. Quando tocca te dirigere devi solo entrare in sintonia con tutte le componenti e questo, dopo tanti anni, mi sembra più facile.




























