Ultime battute per la rassegna teatrale Teatri di Naso, diretta da Roberto Zorn Bonaventura. Domenica, alle ore 18.30, andrà in scena al Teatro “Vittorio Alfieri” lo spettacolo dal titolo “Elisabetta e Limone” di Juan Rodolfo Wilcock, interpretato da Cinzia Muscolino e Stefano Cutrupi, per la regia di Tino Caspanello. La produzione è del Teatro dei 3 Mestieri di Messina
Wilcock (1919 – 1978), famoso poeta, scrittore e drammaturgo argentino, poi trasferitosi a Roma perché non si sentiva a suo agio con il regime peronista, in precedenza ingegnere, è uno dei più famosi intellettuali dello scorso secolo. Nei suoi lavori per il teatro, scritti in italiano, ha saputo spesso mettere insieme nonsense e profondità di pensiero, situazioni limite e simpatia per gli esclusi, quasi coniugando Ionesco con Pasolini.
Nelle note della produzione e della regia su “Elisabetta e Limone”, si legge fra l’altro: «“Noi fatti di parole e di nient’altro, costruiti a caso da un linguaggio, ci domandiamo: ma perché soltanto noi dobbiamo essere uccisi da un linguaggio, mentre le bestie vivono, le piante vivono e noi si muore grammaticalmente?”.
Comincia con queste parole una delle più belle poesie di Juan Rodolfo Wilcock e queste potrebbero bastare a descrivere tutta l’atmosfera che si respira nel testo “Elisabetta e Limone”, dove due solitudini si incontrano, due solitudini che vivono di reclusioni fisiche e mentali, che si respingono, si lottano e si cercano e si accettano, perché oltre alle parole che non riescono più a dire il senso delle cose, perché esso è stravolto o rimane oscuro e incompreso, oltre alle parole che non comunicano più, c’è la bellezza del sogno a occhi aperti, di un teatro che ci costruiamo dentro di noi per non soccombere davanti al mondo che corre, per il quale non possiamo avere che uno sguardo disilluso e, tuttavia, appassionato».
E ancora: «Elisabetta si è chiusa in casa, la sua vita è ormai davanti a sé stessa, davanti a simulacri ai quali rivolgere preghiere o accompagnata da gatti da legare perché non scappino via, come il tempo. Limone è fuggito da una prigione che lo segregava ingiustamente per un sogno sbagliato. E quando si incontrano, nasce la paura, che si trasforma in odio, poi in rassegnazione, e ancora in curiosità, per diventare infine accettazione dell’altro, quotidiana e incondizionata».
Queste le premesse di uno spettacolo denso di profonde emozioni che sapranno catturare il pubblico sin dalle primissime battute.
Fortemente voluta dal Comune di Naso, la rassegna si avvale del sostegno di Rete Latitudini.
































