Countdown per gli artisti di Doriana della Volta a Taggia

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Fare arte, malgrado si pensi il contrario, non è cosa affatto semplice. Per un’artista che inizia ad esplorare questo travagliato universo il duro confronto con i galleristi, che sembra abbiano ancora il potere di dettare le leggi del mercato, depaupera spesso l’intento.

Molti per questo si demotivano, oppure decidono di dipingere tenendo i loro lavori solo per sé. I “non prescelti” fanno fatica ad emergere, ad avere un piccolo spazio che li possa realmente rappresentare.

Eppure, da anni ormai ci sono persone, come la curatrice Doriana Della Volta, che hanno saputo garantire loro una sobria identità artistica, avvicinandoli all’arte contemporanea con entusiasmo e caparbietà, in un momento artistico non proprio semplicissimo, segnato dalla significativa assenza del Professor Vittorio Sgarbi.

Quest’ultimo ha sempre seguito da vicino i Percorsi dell’Arte, apprezzando l’impegno della curatrice, dedita da anni a promuovere i talenti e ciò che di bello essi sanno elaborare.

“A Taggia come ogni anno si incontreranno artisti di varie generazioni, con linguaggi estremamente diversificati ed espressività orientate a molteplici direzioni di ricerca e polarità anche opposte.

Ma quanto succederà quest’anno sarà una piccola rivoluzione nel lungo corso di edizioni dedicate all’arte come museo aperto dell’incantevole cittadina ligure, curato da Doriana della Volta, perché non sarà solo un momento per poter vedere il cammino dell’arte contemporanea e il florilegio di espressioni di bellezza che essa rappresenta; sarà soprattutto una cartina al tornasole di quanto l’arte “attuale” sa essere portatrice di verità e interprete del presente.

Infatti, se il giudizio sull’opera d’arte “bella” è collocabile all’interno di un universo estetico, ancorato a categorie oggi fortunatamente venute meno, figlie di giudizi ancor prima morali ed etici di dubbio valore, superato da uno certamente più condivisibile in termini assiologici come quello di opera d’arte “buona”, con questa edizione il giudizio selettivo della giuria è stato orientato a evidenziare il portato di Verità che l’opera d’arte porta con sé, maturando il concetto heideggeriano per il quale ogni oggetto estetico apre a un mondo. Un mondo che diventa immediatamente anche soggetto principe, ovvero l’identità tra opera d’arte e realtà in divenire, che l’artista in qualità di vero e proprio demiurgo trasforma, arricchisce, e innalza a un nuovo grado di Verità.

Lungi dall’abbracciare teorie evolutive del segno e del linguaggio artistico, in questa edizione si è voluto portare l’accento su una verifica del corso dell’arte “presente”, grazie alla partecipazione, nel comitato scientifico, dell’Osservatorio del Centro studi Milano ‘900, diretto da Marco Marinacci, storico e studioso del “pensiero in figura” dell’arte occidentale, che si misurerà con colleghi e intellettuali di chiara fama, primo fra tutti Vittorio Sgarbi, che strenuamente si è battuto per portare anche gli artisti meno noti al loro “quarto d’ora di celebrità”, per cercare di individuare le tendenze più innovative e i nuovi significanti, in un mondo di significati che la cultura di massa e dei media sembra voler omologare e annullare, e far sì che quel quarto d’ora drammaticamente, ancor prima che cinicamente, indicato come unico momento di vita reale dell’individuo dal massimo esponente della Pop art, possa trasformarsi in un attimo di verità assoluta, nel fiume della Vita” Prof. Marco Marinacci.

 

 

 

 

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